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Maurizio,
cosa rappresenta questa nuova tourneè estiva di Vasco?
Rappresenta sempre un grosso impegno perchè, da anni, è il più
grosso tour che c'è in italia.
Sempre negli stadi e con impianti da 200.000 watt. E' sempre una grande
emozione ed è questo il motivo che spinge ancora oggi le grandi band del
rock come Rolling Stones o Who a tornare sul palco. Non certo per i soldi
o per vendere ancora dischi: ma per l'adrenalina che ti dà il pubblico,
il vedere che, nonostante tu abbia 50 o 60 anni, c'è ancora tanta gente
giovane che ti ama e che decreta il tuo successo.
Sul
palco, Vasco offre sempre uno spettacolo nettamente più duro rispetto al
disco. Qual'è il vero aspetto della sua/vostra musica?
Certamente quello live. Tuttavia non bisogna dimenticare che Vasco è
cresciuto con la scuola dei cantautori e, quindi, nella fase creativa, è
naturalmente portato a scrivere cose pop, più morbide. Nell'ultimo disco,
ad esempio, ci sono molte ballad e mid-tempo, proprio perchè è una sua
attitudine naturale. Ma, quando sale sul palco, l'animaccia rock esce
prepotentemente fuori e lo spettacolo diventa sempre più potente e
pulsante.
Come
nascono, oggi, le canzoni di Vasco e qual'è il tuo contributo compositivo?
In
studio non ho lavorato molto negli ultimi anni: ho fatto qualcosa
nell'ultimo disco e basta. C'è stata la scelta precisa di usare
sessionmen americani per suonare cose che, secondo me, eravamo capaci di
fare anche noi. Ma questi sono gusti e sui gusti non si discute. Anche in
Europa siamo arrivati a livelli musicali notevoli: non siamo più quelli
che imitano gli americani, ma possiamo tranquillamente dire la nostra.
Tuttavia, ripeto è inutile fare discussioni sui gusti personali. Dal
punto di vista compositivo, in genere porto i miei demo a Vasco, con le
mie idee registrate sopra e canto appena abbozzato: poi lui ci scrive un
testo sopra. Ma non c'è uno schema fisso.
Da
diverso tempo, la band di Vasco ruota attorno agli stessi musicisti. Avete
mai pensato di creare una band autonoma come era una volta la Steve Rogers
Band?
No,
mai. Io mi considero amico e primo collaboratore di Vasco, sin dai primi
tempi in cui lui faceva il dj per Punto RAdio e non lo conosceva nessuno.
Abbiamo iniziato insieme e, fino alla fine degli anni ottanta, c'era la
Steve Rogers Band che era un'entità a parte. Facevamo anche dei dischi
per conto nostro, ma era tutto un altro paio di maniche. La bande Vasco
erano un'unica ocsa: eravamo nati insieme, facevamo dischi insieme,
provavamo insieme...adesso è un'altra cosa.
Quella di oggi è un'ottima band, formata da grandi professionisti, visti
nell'ottica di sessionmen. Ovviamente, noi ci vediamo spessissimo per
suonare assieme e fare delle serate, ma non avrebbe senso mettere una band
autonoma. Non c'è lo spirito giusto.
Secondo
te, quali sono le cause profonde del successo di Vasco che si puo'
definire, tranquillamente, uno dei più importanti fenomeni musicali
italiani di tutti i tempi?
Mah...noi
siamo nati e cresciuti in un'altra epoca...in cui, forse, era più facile
avere successo, perchè il pubblico aveva più voglia di comprare i
dischi e seguiva di più la musica. Il successo di Vasco ha
sicuramente travalicato il solo aspetto musicale perchè lui, sin
dall'inizio, ha toccato le corde emotive di un'immensa folla di gente che
si è riconosciuta in quello che diceva. Prima di lui, nessuno osava
parlare di droga o sesso sfrenato con il suo linguaggio.
Anche quei personaggi da cui Vasco si è "nutrito" nella sua
formazione musicale - Battisti, Bennato, Finardi...- dal punto di vista
verbale, non si erano mai spinti ai livelli di Vasco che cantava
"...è andata a casa con il negro la troia...", oppure,
"...siamo solo noi, che viviamo notti di droga e alcool...",
andando a colpire l'immaginario di molti che questa vita la facevano
davvero e che non aveva mai avuto un cantore.
E
oggi, invece, quali sono i motivi della sua immensa popolarità?
Beh,
i più diversi. Viviamo in tempi in cui la cultura musicale è per pochi,
mentre la gente segue solo la moda. Man mano che si va avanti, i concerti
di Vasco Rossi diventano un qualcosa d'irrinunciabile per un pubblico che
va dai sedici agli ottant' anni. Sono diventati una grande massa comune,
anche se di grande qualità. Chi va al concerto di Vasco fa una specie di
pellegrinaggio. Addirittura Vasco potrebbe salire sul palco solo con un
achitarra e la sua voce ed ottenere comunque un successo strepitoso.
Certo, non sarebbe divertente.
In
tutti questi anni di palco, qual'è stato il tuo peggiore concerto? E il
migliore?
Negli
ultimi anni, il livello professionale è stato molto alto quindi, non si
è mai scesi sotto un certo livello. I migliori concerti? Beh, sono stati
tanti e molti nell'ultimo periodo. Per trovare serate disastrose, debbo
andare molto indietro nel tempo. Forse quella del 1983, a Gallipoli, uno
dei primi tour in cui cominciavamo a riempire i palazzetti dello sport e
che veniva immediatamente dopo il successo di "Vita
spericolata". Non avevamo il palco coperto e, per tutta la serata,
non aveva fatto altro che piovere smettendo a sprazzi e poi
ricominciando Vasco, stanco, dopo una quarantina di minuti, andò via non dicendo niente
a nessuno che tornava in hotel. Non lo sapevamo nemmeno noi e fummo
costretti a tornare in camerino mentre il pubblico, sempre più
spazientito, cominciava a tirare di tutto sul palco: sassi, bottiglie,
lattine...dovemmo restare chiusi in camerino fino alle tre di notte e
costretti ad uscire scortati dalla polizia. C'era però un altro concerto
che Vasco non dimentica. Quello del 1979 a Vicenza, epoca in cui non ci
conosceva nessuno. Qualcuno del pubblico iniziò a tirare sul palco delle
freccette di carta che ferirono talmente Vasco che, tutt'oggi, ne parla in
ogni intervista.
Nel
senso che le freccette di carta gli fecero più male dei sassi e delle
bottiglie?
Assolutamente
si.
ultima
domanda: rinunceresti al tuo ruolo di chitarrista con Vasco per suonare
con i Rolling Stones o con Bruce Springsteen?
Si.
Mi dispiacerebbe ma, sai, fare un tour con i Rolling Stones è il sogno di
tutti quelli della mia generazione. Più che gli Stones che Springsteen!
Lui è bravo ma la sua musica nasce più dal rhythm'n blues, mentre io
sono più portato per il rock. Comunque, Springsteen mi proponesse di
suonare, non ci rinuncerei di certo!
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