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Il Rock show più efficace e potente mai
generato dalla nostra penisola riempie di nuovo gli stadi.
Vasco cavalca il successo dell'album live Rewind. Frutto del famoso concerto
di Imola dello scorso anno, presentando, accanto all'ormai collaudatissimo
Stef Burns e al basso roccioso di Claudio "Gallo" Golinelli,
il ritorno della chitarra di Solieri. È una festa per tutti i fan
di lungo corso del rocker emiliano, resa solo un po' malinconica dalla
repentina scomparsa di Massimo Riva, molto più che una spalla con
la sua ritmica e la voce.
Con Maurizio abbiamo parlato soprattutto dei numerosi progetti, che vedono
i loro frutti nell'album dei Class (con Golinelli), nel video "da
Endrix a Vasco", nel libro in arrivo.
La fama dei chitarristi italiani è da sempre legata alla fama del
relativo personaggio che essi accompagnano nei dischi e nei concerti dal
vivo. A quanto sembra, a parte le intro di chitarra di alcune canzoni
di Ligabue, gli unici assolo di chitarristi italiani che si sentano cantare
dal pubblico nei concerti sono quelli inseriti nelle canzoni di Vasco
Rossi. Esempio? "Albachiara", "Colpa d'Alfredo". L'autore di questi famosi
'assolo' è Maurizio Solieri. Chi ha circa venti anni non conosce
solo Solieri, conosce anche Claudio Golinelli, Massimo Riva, insomma la
Steve Rogers Band. Così come i primi Stadio con e senza Dalla,
i Clandestino prima e Poggipollini poi con e senza Liga, la Steve Rogers
ha avuto anch'essa, al di là di Vasco, una attività propria
anche se non longeva, con un particolare: l'amicizia e il divertimento
erano la base del progetto Steve Rogers Band così come lo era con
Vasco. Esauritasi la vena creativa della Steve Rogers, gli elementi che
la componevano hanno continuato a vedersi e a fare progetti a dispetto
dei rispettivi impegni di lavoro. Un paio di anni fa nascono i Class che
vedono nell'organico Maurizio Solieri, Claudio Golinelli (che continua
comunque il rapporto con Vasco) e Beppe Leoncini, tre ex-Steve Rogers
Band più un quarto elemento, il cantante Vic Johnson, loro vecchio
compagno di jam. È un gruppo hard-rock nel senso "anni settanta"
del termine. Chitarre apre le orecchie. Ma non basta, deve aprire anche
gli occhi perchè Maurizio Solieri ha partorito anche un video didattico
impostato sulla sua carriera chitarristica e un relativo libro con spartiti
e intavolature che però attualmente non è ancora in commercio.
Purtroppo proprio nei giorni in cui dobbiamo intervistare i Class, cioè
Solieri e Golinelli, giunge come una bomba la triste notizia della prematura
scomparsa di Massimo Riva, loro amico e collega da sempre. A pochi giorni
dalla partenza del tour '99, Vasco Rossi e Claudio Golinelli, impegnati
con Massimo nelle prove, perdono un fedele amico e un indispensabile braccio
destro. Maurizio Solieri, é l'unico in grado di rimpiazzare l'amico
e il musicista. Si spengono i telefonini per qualche giorno. Chitarre
ricorda con piacere e allegria le interviste e i concerti concessi da
Massimo Riva, un ottimo chitarrista ritmico, un buon cantante, un vero
rocker, nel senso più musicale del termine. Si riaccendono i telefonini
e ci prepariamo per gli incontri: maurizio Solieri a Bologna dopo il concerto
di Perugiae Claudio Golinelli prima del concerto a Torino.
I CLASS
Camilla, la gatta pezzata e un po' matta di maurizio mi da il benvenuto
tentando di mangiare le mie nike air nuove di pacca.
Da chi nasce il progetto?
"Il progetto è nato un paio di anni fa inconsapevolmente,
quando in mezzo alle esperienze più professionali con Vasco e la
Steve Rogers Band, con 'Gallo', Beppe e Vic ci incontravamo in alcuni
locali per divertirci, suonando cover dei Led Zeppelin, Jimi Hlendrix,
Rolling Stones. Si trattava di un'avventura molto artigianale. Ci venne
naturale con Gallo pensare che sarebbe stato bello fare qualcosa di nostro
restando nel genere anni '70. La gente ci conosceva per il nostro ruolo
con Vasco e la Steve Rogers Band, quindi nell'ambito della canzone rock
ma pur sempre legati a questo o quell'altro personaggio. In questi anni
ho scritto musica anche sotto altre forme, per esempio già con
l'esperienza di qualche anno fa, "Chitarre d'Italiaa con Francone
Mussida e Dodi Battaglia, mi venne voglia di scrivere qualcosa per chitarra
acustica. Ultimamente quello che ho cercato di fare é stato soprattutto
scrivere sotto il profilo strumentale delle canzoni che altrimenti, sarebbero
nate per un uso vocale. Cosi è nata la voglia di fare un disco
che riunisse tutte queste esperienze e che fosse un po' fuori dal coro,
nel senso di non omologazione con la musica che si ascolta oggi in Italia,
in quanto in sintonia con quel rock anni '70 con cui noi siamo cresciuti.
Quindi un disco sincero, veramente rock, non fatto a tavolino ma fatto
per il piacere di suonare la musica che noi ascoltiamo e per di più,
che non contenesse solo brani cantati ma anche strumentali. Quindi anche
un po'vario, che racchiudesse uno spettro più ampio del mio modo
di scrivere canzoni.
Così siamo andati in sala prove, alla vecchia maniera, abbiamo
provato con tutta la band, abbiamo fatto le stesure e una volta che i
pezzi erano praticamente pronti, anche perchè il budget era abbastanza
ristretto e non potevamo permetterci esperimenti in studio, abbiamo cominciato
a registrare. Lo studio, molto bello e attrezzato è di un mio amico,
a Firenze, e fra l'altro ci hanno registrato anche Litfiba e Irene Grandi.
Ha una sala di ripresa molto grande concepita all'americana tipo East
Lake in roccia e legno ed è il luogo giusto per registrare un disco
come il nostro che infatti è stato registrato per la maggior parte
in diretta, quasi "live", con pochissime sovraincisioni. Le take sono
pochissime per ogni pezzo e alla fine sono state tenute quelle che dal
punto di vista emozionale erano più complete anche se magari c'è
qualche errore qua e là, insomma abbiamo voluto lavorare come si
lavorava una volta, come lavoravano tutti i gruppi di rock & roll.
Abbiamo anche impiegato poco tempo, dieci pezzi in una settimana e poi
abbiamo lavorato sulle sovraincisioni. Mi sono divertito tantissimo a
usare tutte le chitarre possibili, però sempre con il concetto
di ottenere i suoni naturali. Ho suonato elettriche, acustiche e dodoci
corde riprendendo il riverbero naturale della stanza e pochissimi effetti,
i classici pedalini, senza roba digitale. Il missaggio l'ha curato un
altro amico, il fonico della Steve Roger band. Come sai il disco è
uscito con una buona distribuzione della CGD grazie ad una piccola/grande
etichetta che è "Ala Bianca", ed essendo, Tony, il mio produttore,
un amico da quando ero ragazzino, è stato tutto più facile,
abbiamo avuto molta carta bianca..."
Ma vedo che i pezzi li hai scritti tutti tu,
sei quindi un po' il responsabile dell'operazione?
"Il
progetto, in effetti, è nato da materiale molto mio; per di più
a me piace sbizzarrirmi anche in altre forme che non siano soltanto il
lavoro in studio e, per esempio, ho curato anche l'aspetto grafico quindi
ho cercato di metterci un po'del mio in tutte le fasi di lavorazione.
Il
video - il cd
Commento agli esempi musicali e note di stile
L 'Interessante video di Maurizio Solieri si pone all'attenzione per
l'immediatezza con la quale presenta il fraseggio tipico del chitarrista
e i suoi riferimenti artistici per quanto riguarda la sua formazione
sia tecnica che di suono.
Il titolo Da Hendrix a Vasco Rossi è di per sé emblematico
di quanto vuole essere esposto nel video.
Ma procediamo per ordine.
Le immagini ci mostrano una serie di brani nei quali la chitarra di
Solieri ha messo il suo marchio, canzoni rese famose da Vasco Rossi
come "Albachiara", "Ridere di me" e altre, ma qui trattate dal punto
di vista del lavoro che in esse svolge la chitarra, soprattutto come
approccio solistico. L'iniziale "Class Groove" è invece tratta
dal cd omonimo del nuovo gruppo di Maurizio Solieri che si chiama
Class, e anch'essa è riportata con la stessa logica delle altre
che seguono: esposizione del brano suonato con l'ausilio di basi,
tema e poi assolo, e quindi la spiegazione dei punti salienti, della
tecnicae delle scale usate, degli eventuali riferimenti musicali.
Questo sarà anche evidente dai commenti specifici che faremo
esempio per esempio. E ancora, piuttosto interessante è tutta
la parte del video in cui Solieri illustra le chitarre che usa e la
sua strumentazione, i suoi chiari riferimenti ad alcuni grandi nomi
della sei corde, ovviamente Hendrix, e poi Clapton, Page, Van Halen
e Beck, facendo seguire ogni commento da un piccolo esempio suonato
che riguarda principalmente il suono e la novità di fraseggio
apportata da ognuno dei chitarristi citati e che delineano anche il
suo percorso stilistico. Si passa poi ai brani dai quali sono tratti
gli esempi musicali di cui avete qui di seguito il commento. |
"Chi
meglio di te può dire allora se il risultato finale vi soddisfa
pienamente o se c'è qualcosa che avreste voluto cambiare
"Il disco è stato ripreso più volte e non è stato
fatto in un unica tornata: prima abbiamo fatto le basi, poi le tastiere,
le sovraincisioni, insomma il grosso è stato fatto nell'arco di
un paio di mesi. Dopo sei mesi ci siamo accorti che mancavano delle acustiche,
delle voci, e così sono state corrette alcune cose. Abbiamo lavorata
sul disco in tre rate e ogni volta che ci ritornavamo sopra cambiavamo
qualcosa. È chiaro che anche adesso, dopo che è uscito,
gli cambierei delle cose, ci sento degli errori, curerei di più
i testi.
Premessa: io ho sempre cantato in inglese. Lo facevo da bambino quando
ascoltavo i dischi di Elvis che mio fratello mi portò dall'America,
ho continuato poi con i dischi dei Beatles, Rolling Stones, poi è
stato il momento di Jeff Beck, Clapton, Hendrix. Pretendere di fare però
un disco con i testi in inglese era troppo. Vic ha cantato egregiamente,
sopratutto in italiano, con un ottimo risultato.
È sempre difficile l'accoppiata hard-rock/lingua
italiana...
"Qualche testo l'avrei modificato. D'altronde il disco è nato dall'esigenza
di fare qualcosa, subito, perchè ne avevamo voglia. Siamo abituati
ad una vita dinamica: i dischi, i concerti, le tournée. Non suonando
più con Vasco ed essendosi sciolta la Steve Rogers mi mancava tutto
questo. Dobbiamo essere sempre in movimento soprattutto dal punto di vista
creativo. Personalmente non mi considero solo un chitarrista ma proprio
un creativo, sentivo il desiderio di realizzare subito questo progetto.
E non soltanto dal punto di vista creativo. Dovevo pensare anche alla
promozione. E così mi sono dovuto rimboccare le maniche e riorganizzarmi.
La gente, per fortuna, sa bene o male chi sono, che vengo dall'esperienza
di Vasco Rossi. In quella situazione lì è tutto più
facile, ma appena fai delle cose tue...
In Italia se non sei in televisione, se non hai un'ottima macchina promozionale,
se non hai passaggi in radio, la gente non sa che hai fatto un disco,
il ragazzo non va nel negozio a cercare il cd dei Class. Quindi ho dovuto
radunare tutte le energie, le mie amicizie."
Con il precedente Proce e Solieri come è
andata?
"In quel caso avevamo alle spalle RTL, quindi nonostante fosse un progetto
nuovo, abbiamo venduto, anche perchè comunque era un progetto legato
alla forma "canzone".
Il disco dei Class è diretto più ad un pubblico di specialisti,
di amanti delle chitarre, non è certo un disco omologato con quanto
si ascolta in radio. La produzione non è certo miliardaria, difficoltà
ne abbiamo già incontrate, ma crediamo in questo prodotto che è
sicuramente onesto, fresco e piacerà a chi ama il rock 'n' roll
e faremo quanto ci è possibile per promuoverlo al meglio.
IL LIBRO
Il video e il libro hanno a che fare con questo
discorso?
"Appunto. Si tratta di un progetto combinato con il mio produttore,
un'uscita sul mercato con tre supporti: ilcd dei Class, il video e, a
settembre, il libro.
È un libro didattico con incluso un cd, con i cinque brani più
caratteristici dei Class, con traccia CD-Rom tratta dal video.
Per ogni brano ci sono le trascrizioni, le cose più interessanti
dal punto di vista didattico e tutta una serie di informazioni tipo: come
è stato suonato quel solo, con che strumento, con quale amplificatore,
quali tipi di effetto, le posizioni in pratica, segreti e anche aneddoti
che credo siano divertenti e curiosi per tutti. Io sono ancora un fruitore
delle riviste e dei video didattici per chitarra. Ho visto quello che
c'è in giro in Italia e ammetto anche che ci sono libri e video
più didattici dei miei ma sono anche, a mio avviso, un po'freddi.
Io volevo fare una cosa un po'diversa, ma soprattutto pratica.
Per ilmomento stiamo ancora facendo le trascrizioni dei brani.
IL VIDEO
Un bel video piacevole e interessante allo
stesso tempo. Tutte le frasi di Solieri sia con Vasco che con la SRB e
ovviamente quelle con Class. Con tutte le spiegazioni tecniche relative.
Scale, obbligati, diteggiature e pennate, effetto moviola per le parti
più significative, I segreti del suono e spezzoni di immagini di
repertorio. Bisognava proprio farlo.
"Per quanto riguarda il video volevo fare anche in questo caso una cosa
vivace, pratica, inserendo dei contributi di facile riscontro. Ho voluto
per questo utilizzare esclusivamente materiale mio, girato con la mia
telecamera, quindi immagini non ufficiali, non tratte da video ufficiali
proprio perchè io per primo in qualità di fruitore di video
stranieri mi diverto molto e godo molto quando vedo queste immmagini di
repertorio girate con la telecamerina tipo il video di Hendrix al Fillmore
con la Band of Gypsies, le cui uniche testimonianze sono girate con una
telecamera amatoriale. Credo che per il fruitore delle musica didattica
sia un materiale piuttosto appetibile. Il video è stato presentato
con il cd al DISMA a Rimini un paio di mesi fa e pare che stia già
andando molto bene, è al primo posto in classifica delle vendite
dei video didattici sia italiani che stranieri.
Per me è un'esperienza molto importante perchè è
la prima volta che mi cimento nel settore didattico e ho scoperto che
mi piace molto spiegare, certe volte faccio anche degli 'stage' nelle
scuole dove racconto le mie esperienze. Essendo uno che esercita questa
professione da anni credo di avere molto da raccontare soprattutto a chi
ha voglia di imparare come si diventa professionisti nella musica, come
si studia e come si arriva a trovare un bel suono. Perchè c'è
anche da dire che una volta, come me, si cominciava con una chitarra acustica
da 8.000 lire dentro una radio.
Adesso i ragazzini entrano in un negozio e trovano di tutto e per tutti
i prezzi, ma davanti alle vetrine piene di strumenti hanno difficoltà
a scegliere le cose giuste per trovare un giusto suono, soprattutto adatto
ai propri gusti e al proprio stile e alla propria fantasia che poi è
quello che conta. E spesso non hanno orecchio. Io sono autodidatta, il
suono me lo trovavo ad orecchio, poi ho molta memoria e quindi le cose
le imparavo ascoltandole senza le intavolature che troviamo oggi nei negozi
o su Chitarre. oggi molti ragazzi sanno leggere le intavolature, ma poi
non sono capaci di suonare."
È
un punto su cui ti soffermi spesso nel video: la fantasia.
"Perchè è la mia caratteristica. L'omologazione di cui ho
parlato già è la negazione della fantasia. Cioè la
gente si accontenta di sottoprodotti discografici perchè non ha
né la voglia né forse il tempo di cercare qualcosa di diverso.
Rinunciando così al grande spettacolo a parte pochi esempi.
Per fortuna riescono a vendere gruppi come gli Aerosmith così come
una volta facevano1 Led Zeppelin. Insomma quelli che fanno sul serio,
che fanno spettacolo. Il rock è un grande spettacolo, deve essere
così. Un grande circo. Per esempio con Vasco è così."
Ogni tanto torni con Vasco, nel '93, nel'95,
adesso. A noi fa molto piacere. Senza togliere nulla a Stef, la vecchia
band avava un sapore particolare. Deve essere stato tremendo per voi sapere
cosa è successo a Massimo (Riva).
"Esattamente.
La mancanza di Massimo la sentiamo quanti. Vasco poi è rimasto
proprio a terra.
Massimo era un grande chitarrista ritmico e la seconda voce di Vasco.
Ci voleva sul palco un chitarrista che conoscesse i pezzi e il suono di
Vasco. Ma soprattutto ci voleva una figura amica. Poi sai, in questi momenti,
eventuali problemi personali o professionali vengono messi da parte e
così ci siamo visti con Vasco e Guido Elmi (amico e produttore)
ed eccomi qui. In tre giorni mi sono dovuto studiare tutte le parti di
Massimo dei pezzi nuovi che non conoscevo e ho rispolverato alcuni miei
vecchi assoli."
I tuoi rapporti con Stef Burns?
"ottimi, è un grande personaggio, un grande chitarrista, non ha
bisogno di mettersi in mostra e andiamo d'accordissimo."
Dall'ultima intervista, la tua strumentazione
è variata?
"Più omeno è rimasta la stessa e siccome non mi ricordo
dove eri arrivato ricomincerò da capo. Cominciamo con la mia Frankenstein
(soprannome) che è il risultato di un assemblaggio di parti di
chitarre diverse, quindi totalmente customizzata anche se assomiglia ad
una Fender. Bianca, fu fatta da un liutaio nell'84. Circuitazione passiva,
possiede un Seymour Duncan al ponte e due Lace Sensor come single-coil,
un Floyd-Rose tutto arruginito ma ho il terrore di cambiarlo perché
la chitarra è intonatissima. Sotto il sole, al freddo, con le corde
nuove non mi ha mai dato nessun problema. È la mia chitarra preferita,
con essa ho suonato le cose più famose, e ha quel suono che la
gente riconosce. Poi ho due Hamer, una arch-top che suono anche nel video
e che ha una sonorità simile al Les Paul, e una con la forma Stratocaster
però con i pick-up EMG attivi. Poi in concerto con Vasco utilizzerò
una Stratocaster del Custom Shop tutta dorata che ho appena preso e non
vedo l'ora di sfoggiare. Infine una Dearmond che ha una sonorità
più nasale per fare delle ritmiche più rollingstoniane.
I pick-up Dearmond erano quei single-coil grossi che si vedevano negli
anni '50-'60. Questa chitarra è praticamente una replica fatta
dalla Guild che l'ha chiamata Dearmond per rifarsi ai modelli di quegli
anni.
Quindi ho anche due Les Paul, una junior del '56 e una Standard De Luxe
del '73 che credo che userò nel tour perchè molto affidabile
e suona molto bene. Sia nel video che nel disco ho usato una Hamer doppio
manico sei e dodici corde.
Nel disco ho usato anche una Statocaster del '63 per fare alcuni arpeggi."
Non
avevi, una volta un Les Paul Custom?
"Sì, l'ho usata nel disco, era degli anni '80, ho solo fatto un
cambio con Tomassone, ho preso la De Luxe. Faccio sempre dei gran cambi
con Sergio. (Sergio Tomassone, noto e ottimo liutaio/rivenditore di Bologna)."
Gibsoniano o Fenderista?
"Mi piacciono molto i suoni corposi delle Gibson, Page è uno dei
miei idoli, ma sono comunque anche hendrixiano e mi piace anche giocare
con i selettori e con la leva.
Diciamo che la conformazione Fender è più completa."
Mentre attraversavo l'ingresso ero circondato
di testate... convenzionali e non.
"Come testate ho sempre la Mesa-Boogie Rectifier a due canali che uso
per le ritmiche più corpose e peri soli. Per i suoni clean nel
video uso una testata Marshall "Master volume", con un suono molto limpido,
molto cristallino con pochi effetti, un po' di delay, un po' di chorus,
un po' di phaser. Però con Vasco uso una testata Marshall JCM 2000
per i tre canali perchè ho l'esigenza di avere una gamma più
vasta di sonorità. La Rectifier ha un suono enorme, molto grosso
e va bene per le cose un po' più heavy, il Marshall invece, settato
in un certo modo, può essere un pochino più morbido e poi
perchè finalmente la Marshall ha tirato fuori una testata con un
canale clean buono. Nel' 93 durante il tour de Gli spari sopra usavo due
testate "Anniversary" sempre Marshall, in stereo, però il suono
era sempre al limite della saturazione.
Questo Marshall nuovo è stato molto migliorato, un po' più
grosso e quindi più gestibile per quanto riguarda la pulizia del
canale in questione: riesci ad alzare parecchio il gain e se riesci a
stare leggero con la pennata viene fuori un gran bel suono. Nel '95 invece
in Rock sotto l'assedio usavo le due testate "Anniversary" settate sul
canale clean, una testata vecchia Marshall "Master Volume" degli anni
'70 ormai customized con cui feci tutti i dischi di Vasco e della Steve
Roger band per le sonorità più "vintage" e la
Rectifier per le sonorità più moderne e più rock.
Appena possibile, dopo essere riuscito a fare un discreto assemblaggio,
vorrei usare anche, due Vox AC 30 in stereo con gli effetti per i suoni
puliti. È un amplificatore ancora molto usato che a me piace parecchio
e vorrei entrasse come parte integrante della mia strumentazione. Nel
disco dei Class ho già usato un AC 30. Sempre nel disco ho usato
anche un Fender Twin degli anni '60 oltre la mia vecchia testata Marshall
customized."
Mancano all'appello le acustiche.
"Ho una Landola modello Jumbo con normale trasduttore Fishman e relativo
equalizzatore e una Larrivée "dreadnought", molto bella, tutta
istoriata con una testa di aquila sulla paletta, amplificata internamente
da un Fishmane un pre EMG situato direttamente a ridosso dell'input del
jack, senza controlli di tono. Nel disco ho usato anche una Martin D 41
del centenario che mi ha prestato un mio amico."
In effetti?
"Il minimo indispensabile. Per esempio nel disco ho usato un Voodo Vibe,
l'ho comprato a Londra. È un effetto costruito da Roger Meyer che
era il tecnico di Hendrix. Fa un Po' tutte le forme d'onda tipo tremolo,
vibrato, chorus, phasei, flanger etc., ovviamente è analogico.
Poi ho quel whawha a forma di piedone, un chorus Boss, un altro Dynelectron,
una Talk-Box come quella che usava Peter Frampton, e un Cry Baby. Quindi
come vedi niente rack."
In studio vai anche con il segnale diretto
nel mixer?
"Mi hanno solo microfonato mettendo davanti allo stesso cono o a due coni
diversi uno Shure SM 57 e un AKG 414. Il 57 ti dà più l'attacco
mentre il 414 ti dà più la pastosità. Altri microfoni
venivano posizionati per la riverberazione naturale e infine avendo poi
tutti i segnali su canali diversi abbiamo potuto miscelare il suono al
meglio con i potenziometri del banco in posizione flat."
TECNICA
"Così
come il mio cantante preferito è Glen Hughes dei Deep Purple, il
chitarrista che mi emoziona di più è Steve Lukather. Mi
piacciono anche Clapton, Gary Moore, Brian May, Jeff Beck, Satriani, anche
il chitarrista di Brian Adams, Keith che fa tre cose ma le fa con gusto
e pulizia. Trovo che la chitarra debba essere funzionale alla musica.
La cosa positiva del grunge è che la chitarra ha avuto un ridimensionamento
rispetto al circo equestre di qualche anno fa.
Le gare di velocità sulle sei corde hanno avuto il loro momento
di gloria, ma ora siamo finalmente tornati alla normalità.
La gente si è stufata di sentire gli assoli di tremila note.
Ti ricordi di più un solo di Clapton o uno di Tony Mc Alpine? Quello
che conta è il collegamento del solo con la canzone.
Joe Satriani piace molto perchè questo l'ha capito da un pezzo.
Va benissimo fare una scala in sessantaquattresimi ma di base gli strumentali
devono essere semplici e cantabili. Personalmente ho sempre cercato di
fare degli assolo del genere, fatti col cuore più che con la tecnica,
che la gente potesse ricordare così come ricorda la strofa di una
canzone. Devi richiamare in qualche modo la melodia della canzone e adattare
il solo allo stile della canzone. Ci sono moltissimi chitarristi tutti
bravissimi, ognuno nel proprio genere musicale, l'importante è
usare la tecnica con gusto nell'ambito del genere musicale in cui ci si
esprime. Personalmente prediligo le note larghe ma molto sentite e preferisco
dare spazio alla fantasia. È il mio modo di affrontare la chitarra
e la musica. Per esempio anche nel disco dei Class, che è un disco
anche strumentale dove potevo sbizzarrirmi di più, ho sempre cercato
di far cantare la chitarra, pur riservandomi dei momenti in cui le dita
scorrono più veloci per dare respiro al mio lato più tecnico
anche se in definitiva non mi sono mai considerato un ipertecnico. Questo
è un po' il mio cruccio. Essendo nato musicalmente in un periodo
in cui purtroppo esisteva solo il conservatorio, e venendo da una famiglia
borghese, pur avendo attitudini per la musica, non sono mai stato aiutato
per intraprendere questa professione. Ho studiato musica con il maestro
della banda del mio paese quindi praticamente ho fatto sempre tutto da
solo. Se dal punto di vista musicale teorico fossi più preparato,
di sicuro suonerei meglio, sarei più facilitato. Invidio molto
quelli che hanno una preparazione armonica più profonda, quelli
che hanno studiato composizione. Se sei intelligente, la tecnica dovresti
riuscire a gestirtela come vuoi, sempre che non vada a discapito della
fantasia.
Io mi considero fortunato perchè ho molto orecchio, ma in certi
casi comunque alcune cose me le devo andare a ricercare. Adesso dopo tanti
anni di gavetta non ho neanche voglia di mettermi a studiare, ogni tanto
ci riesco ma gli impegni sono tanti e non è facile."
Le tue dita, sulla chitarra, come preferiscono
suonare.
"Non ho mai analizzato molto le mie cose. Devo dire che uso molto la pennata
alternata con il legato cioè lavoro molto con la mano sinistra
di legato, poi dipende. Uso pochissimo il tapping anche perchè
credo sia una tecnica passata un po'di moda. Giusto ogni tanto un richiamino.
Il modo di suonare è tornato un po' su dei canoni piuttosto standard,
poca leva del vibrato e comunque utilizzata sempre in modo melodico."
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